Opere

Il primo volume degli indici, il XV.1 della serie Vaticana, raccoglie gli indici onomastici, bibliografici, delle fonti dirette e indirette di tutti i volumi della Ordinatio e della Lectura, oltre all’elenco completo dei loci paralleli delle due opere e una concordanza aggiornata della edizione Vaticana e di quella del Wadding-Vivès. Più che di una semplice raccolta degli indici già comparsi nei singoli volumi, si tratta di una vera e propria rielaborazione di quei dati. Un certosino lavoro si è reso, anzitutto, necessario per uniformare le inevitabili discordanze metodologiche presenti negli indici dei singoli volumi finora pubblicati e questa capillare revisione è stata anche l’occasione per molte integrazioni e correzioni. Gli indici sono, inoltre, stati aggiornati tenendo presente la pubblicazione nel corso degli anni di numerose edizioni critiche di tante fonti scotiane. Così, ad esempio, per tutte le citazioni delle opere di Agostino ci sono ora i rimandi alle tre edizioni più famose: al Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum (CSEL); al Corpus Christianorum Series Latina (CCSL) e alla Patrologia Latina (PL), mentre nei primi volumi ci si limitava alla sola Patrologia Latina; mentre per le citazioni delle opere di Aristotele si è aggiunto, laddove assente, il rimando all’Aristoteles latinus, oltre a quelli già presenti all’incunabolo edito a Venezia nel 1483, a quello all’edizione Iuntina del 1562 e, ovviamente, al Bekker. Lo stesso principio è stato, chiaramente, adottato per tutti gli autori.

Il volume risulta così composto di 546 pagine di materiale che, per esigenze di stampa, ha un corpo tipografico leggermente inferiore a quello degli altri volumi, ma grazie al quale è ora possibile effettuare ricerche sull’intera opera della Ordinatio e della Lectura a partire anche da un solo riferimento.

Tutto il materiale è preceduto da un'introduzione di una quarantina di pagine, che ha una triplice ambizione. In primo luogo essa costituisce, come è naturale, una vera e propria introduzione al contenuto del volume in cui si cercano di chiarire, anche attraverso esemplificazioni, i criteri usati nell’indicizzazione delle fonti, con la speranza di aiutare il lettore a prendere dimestichezza con il sistema delle citazioni. Oltre a ciò, essa costituisce, se non primariamente, una sorta di conclusione al Commento al IV Libro, che era stato pubblicato privo di proprie annotazioni editoriali. E, infine, proprio da queste considerazioni sul Commento al IV Libro sono naturalmente scaturite anche delle considerazioni più generali sull’intera opera che, seppur modeste, possono considerarsi come conclusive.

Per questi motivi, in questa introduzione, si è ritenuto utile offrire anche l’elenco completo e ordinato dei manoscritti e delle edizioni che sono stati utilizzati per l’edizione di ciascun volume, chiarendone, attraverso uno schema, la distribuzione e l’utilizzo nel Commento di Scoto ai diversi libri sia dell’Ordinatio che della Lectura. I codici sono stati raggruppati, seguendo il criterio che ha condotto tutta l’opera, secondo le rispettive “classi”, ovvero la suddivisione per famiglie di codici, e le rispettive “recensioni”, cioè in base alla loro maggiore o minore consonanza al codice A, il famoso codice 137 della Biblioteca Comunale di Assisi, ritenuto dagli editori la versione più vicina al purtroppo perduto Liber Scoti, di cui puntualmente riporta in margine tutte le anomalie.

Un’altra questione su cui ci si è soffermati in questa introduzione è quella delle prove esterne ed interne che attestano l’autenticità dell’opera e, in particolare, del Commento al IV libro. Ci si riferisce qui, in particolare, a quelle note marginali o a quei riferimenti testuali interni che, rimandando ad altre parti del Commento, oltre ad attestarne l’autenticità, permettono anche di stabilire una cronologia interna all’opera.

Terminata la pubblicazione della Ordinatio e della Lectura, può considerarsi conclusa l'edizione di quella che costituisce certamente l'opera principale di Giovanni Duns Scoto e che racchiude il frutto del suo insegnamento sui quattro Libri sententiarum di Pietro Lombardo. Per rendere il più possibile fruibile ai lettori la ricchezza del pensiero del Dottor Sottile, la Commissione ha deciso di dedicarsi in questo periodo alla compilazione di due volumi di indici generali su tutto il materiale contenuto in questi 20 volumi.

Il primo di questi due volumi, di prossima pubblicazione, prevede la raccolta di tutti gli indici già presenti nei singoli volumi. Non ci si è però limitati alla semplice raccolta degli indici già esistenti in ciascun volume, ma si è proceduto anche ad una loro sistemazione, organizzazione e, dove necessario, correzione e completamento. Sarà così possibile avere in un solo volume l'indice di tutte le fonti presenti nell'intera opera, l'indice onomastico completo, l'indice degli autori citati, schemi sinottici del materiale contenuto nella Ordinatio, nella Lectura e nell'edizione del Vives. Si spera con questo lavoro non solo di rendere più facile il reperimento di questi elementi all'interno dell'intera opera, ma anche di mostrare con più chiarezza l'effettiva influenza che altri Dottori e Maestri hanno avuto sul nostro Autore e di poter individuare gli argomenti rispetto ai quali tale influenza si è più o meno fatta sentire.

Il secondo volume degli indici, su cui si è già cominciato a lavorare, vuole offrire, per quanto possibile, uno sguardo d'insieme sul pensiero del Maestro attraverso la compilazione di un indice analitico delle principali voci. Non si ha, ovviamente, la pretesa di essere esaustivi né nella scelta delle voci, né nella presentazione delle stesse, ma si spera di aiutare in questo modo il lettore, soprattutto quello che ha ancora poca dimestichezza con il pensiero di Scoto, a prendere confidenza con la sua opera.

Il volume XIV dell'Opera Omnia: I novissimi*

 

"Le realtà ultime della vita dell'uomo: la risurrezione, il giudizio finale e la vita beata"

 

Il giorno 8 novembre 2013, nella festa liturgica del beato Giovanni Duns Scoto, è stato presentato presso la Pontificia Università Antonianum il XIV volume delle Opera Omnia del Dottor Sottile, che raccoglie l’edizione critica delle ultime distinzioni del IV Libro del suo Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo. Con la pubblicazione del presente volume la Commissione Scotista porta a termine un lungo percorso, durato 63 anni, nel quale hanno visto la luce i sei volumi della Lectura (vol. XVI-XXI), cioè il Commento ai libri delle Sentenze del Lombardo che Scoto tenne nel periodo del suo insegnamento a Oxford, e i quattordici volumi dell’Ordinatio (vol. I-XIV), ovvero i testi delle lezioni personalmente ordinate dal nostro Autore durante e dopo il suo periodo di insegnamento parigino. Si può, così, considerare conclusa l’edizione critica del testo della maggiore opera teologica di uno dei più affascinanti Maestri del medioevo.

Il lavoro critico del volume XIV è stato condotto su quattro codici e due edizioni a stampa. Il testo di riferimento è stato, ovviamente, quello del codice di Assisi (ms. Assisi, Biblioteca comun., 137), indicato nell’apparato critico con la lettera A, copia diretta del liber Duns, come lo chiama il copista del manoscritto di Assisi, cioè di un testo rivisto personalmente da Duns Scoto e del quale nel manoscritto di Assisi vengono fedelmente riportate in margine molte notazioni. Vale forse la pena di ricordare che nei Prolegomena delvolume X si era precisato che «in libro III codex A usque ad d. 7 hic illic adnotationes marginales tradit, quibus comparatio instituitur cum ‘libro Duns’, postea vero – usque ad finem – talis comparatio fit cum ‘alio libro’ seu ‘alio exemplari’, ita ut lectiones codicis A in hisce distinctionibus cum maiore circumspectione examini subiciendae sint antequam authentice retineatur». Nel liber IV, invece, l’antigrafo di A ritorna ad essere il liber Duns, come è diffusamente attestato e, dunque, il codice riacquista la sua piena autorevolezza sugli altri testimoni. Oltre al manoscritto della Biblioteca Comunale di Assisi sono stati presi in considerazione per il presente volume, come per tutto il libro IV, i codici latini 15361, 3114-2 e 3062 della biblioteca Nazionale di Parigi (rispettivamente indicati in apparato con le lettere P, Z e N), considerati i migliori rappresentanti per il IV libro delle rispettive tre classi in cui i codici della tradizione manoscritta erano stati suddivisi. A completare questo elenco, nella ricostruzione del testo, sono state tenute anche presenti le due più importanti edizioni a stampa, quella di Mauritius Hibernicus del 1506 e quella di Lucas Wadding.

 

* Il presente testo è stato pubblicato nella sua versione integrale sulla Rivista "Frate Francesco", 80 (2014) 1, 221-226


 

Le distinzioni 43-49

Le sette distinzioni, dalla 43 alla 49, raccolte nel presente volume trattano il tema dei novissimi. La distinzione 43 è tutta dedicata alla risurrezione, in essa il Maestro si interroga sulla possibilità per l’uomo di risorgere (q. 1); sulla conoscibilità della risurrezione (q. 2); se la causa attiva di questa risieda nella natura umana (q. 3); se la risurrezione possa dirsi “naturale” (q. 4); e, da ultimo, se essa avvenga in un tempo istantaneo (q. 5). La distinzione 44, invece, è divisa in due parti: nella prima l’attenzione si concentra su come debba essere intesa la risurrezione della carne, cioè come l’elemento sensibile e caduco dell’essere umano possa sussitere nell’eternità; nella seconda, per converso, si discute della possibilità che gli spiriti malvagi e quelli dei dannati possano essere sottoposti a delle pene sensibili, come il fuoco dell’inferno. Oggetto della distinzione 45 è il tipo di conoscenza dell’anima in statu separationis, cioè dopo che con la morte è stata separata dal corpo: se essa possa conoscere l’essenza delle cose che aveva conosciuto prima di morire (q. 1); se possa conoscere qualcosa di nuovo (q. 2); se in essa rimanga la memoria degli avvenimenti precedenti alla separazione dal corpo (q. 3); se i beati siano a conoscenza delle preghiere che a loro rivolgono i vivi e se, conoscendole, preghino a loro volta per i vivi (q. 4).

Dopo essersi soffermato in queste prime tre distinzioni sulla condizione in cui l’essere umano si viene a trovare dopo la morte, Duns Scoto, seguendo il percorso tracciato dal Lombardo, dedica le distinzioni 46-48 al secondo dei novissimi, cioè il giudizio divino. Il punto di partenza è costituito dalla giustizia e dalla misericordia di Dio alle quali è riservata la distinzione 46, divisa in quattro questioni. Qui Scoto, dopo aver velocemente richiamato i concetti di giustizia e misericordia divina (q. 1-3), nella lunga e articolata questione conclusiva riflette su come Dio nel suo giudicare eserciti entrambe queste virtù (q. 4). La breve distinzione 47 è, poi, dedicata interamente al giudizio universale. Anzitutto viene richiamato il senso del termine, quindi se tale giudizio avverrà in maniera istantanea o in un lasso di tempo più o meno breve e, infine, si accenna all’eventuale luogo in cui si terrà (q. 1). La seconda questione della distinzione 47 si occupa, invece, del fuoco che purificherà il mondo. Anche la distinzione 48, l’ultima sul giudizio finale, è divisa in due questioni, di cui la prima tratta della forma, umana o gloriosa, che Cristo assumerà come giudice, mentre nella seconda ci si chiede se il giudizio finale determinerà anche la fine del moto dei corpi celesti. L’ultima distinzione del volume, la distinzione 49, è certamente la più estesa ed è stata divisa in due parti. La prima consta di sei questioni, che trattano diffusamente della condizione dei beati; la seconda, costituita da un’unica questione, si occupa dell’impassibilità del corpo dei beati dopo la risurrezione. Quest’ultima compariva nelle precedenti edizioni come questione tredicesima della distinzione 49, ma le note marginali presenti nel codice di Assisi hanno portato gli editori ad escludere le questioni dalla settima alla dodicesima e quelle successive alla tredicesima, perché non personalmente riviste da Duns Scoto, così come tutta la distinzione 50. Va, infine, ricordato che, proprio per quest’ultima questione, il manoscritto di Parigi 3114-2 non è stato utilizzato a causa delle numerose e consistenti discordanze rispetto agli altri testimoni, tanto da far ritenere che, in questo caso, il copista abbia seguito il testo di una reportatio.


 

Le fonti: Aristotele e Agostino

Scorrendo gli indici degli autori emerge con chiarezza come, ancora una volta, Aristotele costituisca l’autore principale con cui il Dottor Sottile si confronta. I temi trattati in queste distinzioni finali, d’altra parte, vanno come a chiudere un cerchio in cui le tematiche escatologiche richiamano direttamente quelle protologiche contenute nei primi volumi dell’Ordinatio. Si tratta di argomenti di metafisica che attraversano trasversalmente il volume, come quello del rapporto tra anima e corpo, tra l’aspetto sensibile e quello spirituale dell’essere umano, tra eternità e tempo. Tutte tematiche che trovano nella filosofia aristotelica il loro imprescindibile retroterra filosofico, nella sempre vigile distinzione tra le risposte cui può giungere la sola ragione e quelle cui si può pervenire se questa si lascia illuminare dal dato di fede. È esemplare al riguardo quanto afferma il Maestro rispondendo al primo argomento quod sic della questione3 della distinzione 42, dove, chiedendosi se la natura possa essere causa attiva della risurrezione, si dice che può esserlo dal momento che in natura la potenza passiva e naturale è in vista della risurrezione. Nella sua replica Duns Scoto scrive: «Ad primum principale dico quod non est aliqua potentia passiva creata, cui non correspondeat potentia activa in natura, ne ponatur potentia passiva frustra. Sed diversimode ponitur ista activa in natura secundum philosophos et theologos, stricte enim accipiendo naturam activam pro ‘natura creata’. Non quia Aristoteles ponit intellectum immediate induci a Deo ..., sed accipiendo naturam pro agente ‘naturali necessitate’, sic philosophus diceret esse potentiam activam in natura, quia primam causam agentem ‘naturali necessitate’ in istud passum. Sed theologi negant in natura esse potentiam activam etiam isto modo, quia dicunt primum agere in istud non naturali necessitate sed libere...». Scoto riprende qui una controversia di cui aveva già trattato più diffusamente nel prologo dell’Ordinatio, cogliendo così l’occasione per rimarcare la differenza tra le risposte cui può giungere la mente umana e quelle offerte dal dato rivelato. Lo stesso si ripete per la questione2 della distinzione 48 dove, discutendo della fine dei moti celesti, dopo aver esposto le ragioni del filosofo e, quindi, quelle dei teologi, conclude: «Ad quaestionem potest dici quod nec Philosophus probat necessario conclusionem suam, – nec theologi suam, nedum per rationem necessariam, sed nec per auctoritatem Scripturae evidentem. ... Quid igitur? Prima pars [scilicet sententia Philosophi] probabilius videtur probari quam secunda [scilicet sententia theologorum]: licet secunda expresse ex Scriptura non habeatur, magis videtur concordare dictis sanctorum et Scripturae».

Se Aristotele è l’indiscussa auctoritas filosofica, non si può trascurare l’importanza di Agostino tra le auctoritates cristiane. Il riferimento alle sue opere, in particolare qui al De Trinitate e al De civitate Dei, è continuo e le citazioni di questo padre della Chiesa sono seconde solo a quelle bibliche. L’argomentare del nostro Maestro si snoda così, articolato e “sottile” come ci ha abituato, per illustrare le ultime verità di fede e, attraverso di esse, sondare il grande mistero della libertà di Dio e dell’uomo.

Al termine di questa breve presentazione corre l’obbligo di ricordare la figura di colui che, certamente più di ogni altro, ha contribuito a portare a compimento questo impervio lavoro di restituzione del testo critico della Lectura e dell’Ordinatio di Giovanni Duns Scoto: P. Barnaba Hekić, OFM. La sua presenza e il suo lavoro diuturno, per più di sessant’anni, alla Commissione Scotista, prima come Socio e poi come Presidente della stessa, si è interrotto per motivi di salute proprio nell’ultima fase di preparazione di questo volume. Ritiratosi nella Provincia religiosa del Veneto, a cui apparteneva, ha continuato a seguire con immutata passione le tappe che mancavano alla pubblicazione dell’opera, fino al giorno della sua morte avvenuta lo scorso 24 ottobre 2013. È con un grato ricordo a lui e a tutti i Frati Minori, che negli anni si sono succeduti ai tavoli della Commissione Scotista, che si è oggi lieti di poter offrire agli studiosi e agli appassionati di questo grande Maestro francescano tutta la sua principale opera teologica.

 

 

 

 

Opere di Scoto edite dalla Commissione Scotista

A partire dal 1938, anno di fondazione della Commissione Scotista, sono stati pubblicati 21 volumi dell'Opera Omnia di Scoto. I primi quattordici (vol. I-XIV) attengono all'Ordinatio, il principale commento del Doctor Subtilis ai quattro libri delle Sentenze di Pietro Lombardo, personalmente rivisto dal Maestro per la pubblicazione. I volumi dal XVI al XXI, contengono, invece, la Lectura, cioè il testo delle lezioni che Scoto andava preparando per i suoi corsi e che costuiscono la base della posteriore Ordinatio. Il volume XV, diviso in due tomi, di cui il primo è già disponibile (vol. XV.1), contiene gli indici delle due opere.

Per l'acquisto dei volumi rivolgersi a:

Frati Editori di Quaracchi
Fondazione Collegio San Bonaventura
via Vecchia di Marino, 28-30
I – 00046 Grottaferrata RM (Italia)

Amministrazione:

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00165 Roma (Italia)
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ORDINATIO

Vol. I: De Ordinatione Ioannis Duns Scoti disquisitio historico-critica. Prologus totius operis (Città del Vaticano 1950).

Vol. II: Liber I, Distinctiones 1-2 (Città del Vaticano, 1950).

Vol. III: Liber I, Distinctio 3 (Città del Vaticano, 1954).

Vol. IV: Liber I, Distinctiones 4-10 (Città del Vaticano, 1956).

Vol. V: Liber I, Distinctiones 11-25 (Città del Vaticano, 1959).

Vol. VI: Liber I, Distinctiones 26-48 (Città del Vaticano, 1963).

Vol. VII: Liber II, Distinctiones 1-3 (Città del Vaticano, 1973).

Vol. VIII: Liber II, Distinctiones 4-44 (Città del Vaticano, 2001).

Vol. IX: Liber III, Distinctiones 1-17 (Città del Vaticano, 2006).

Vol. X: Liber III, Distinctiones 26-40 (Città del Vaticano, 2007).

Vol. XI: Liber IV, Distinctiones 1-7 (Città del Vaticano, 2008).

Vol. XII: Liber IV, Distinctiones 8-13 (Città del Vaticano, 2010).

Vol. XIII: Liber IV, Distinctiones 14-42 (Città del Vaticano, 2011).

Vol. XIV: Liber IV, Distinctiones 43-49 (Città del Vaticano, 2013).

 

LECTURA

Vol. XVI: Prologus et Liber I, Distinctiones 1-7 (Città del Vaticano, 1960).

Vol. XVII: Liber I, Distinctiones 8-45 (Città del Vaticano, 1966).

Vol. XVIII: Liber II, Distinctiones 1-6 (Città del Vaticano, 1982).

Vol. XIX: Liber II, Distinctiones 7-44 (Città del Vaticano, 1993).

Vol. XX: Liber III, Distinctiones 1-17 (Città del Vaticano, 2003).

Vol. XXI: Liber III Distinctiones 18-40 (Città del Vaticano, 2004).

 

INDICES

Vol. XV.1:  Indices nominum, fontium et testimoniorum Ordinationis et Lecturae. Tabula locorum parallelorum Ordinationis et Lecturae. Concordantia editionum Vaticanae et Lugdunensis (Città del Vaticano 2015).
Vol. XV.2: In praeparatione

 

Il volume XIII dell'Opera Omnia*

 

"I sacramenti della penitenza e dell'unzione degli infermi nella dottrina del beato giovanni Duns Scoto"

Stiamo lavorando da tre anni sul libro IV della Ordinatio del B. Giovanni Duns Scoto, dove egli espone la dottrina sui sacramenti.
Abbiamo finora pubblicato due volumi sull'argomento, XI e XII, e precisamente sui sacramenti in generale, e sul battesimo, cresima ed eucaristia in particolare.
Attualmente siamo impegnati nella elaborazione del vol. XIII, in cui viene esposta la dottrina sulla penitenza e sull'unzione degli infermi (o estrema unzione).
La dottrina di Scoto si inserisce nelle questioni teologiche, morali e giuridiche, in particolare sull'origine diretta o indiretta di questi sacramenti da Cristo e sulla loro essenza.

E' noto che la dottrina sulla confessione, nei primi secoli della Chiesa, non era così chiara come ad esempio quella sul battesimo e sul1'eucaristia.
Con l'approfondimento, la prassi e gli insegnamenti della Chiesa, pian piano la confessione si arricchisce nella cognizione della sua essenza, e quindi sempre più chiaramente viene compresa e praticata.

Nella sua essenza, viene compreso l'obbligo di farla, che deriva dalle parole di Gesù, quando, nel giorno della resurrezione, apparendo ai discepoli, disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20,23); e deriva simultaneamente dal precetto "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,5; Lc 10,27), e "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lev 19,18; Lc 10,27) (Ordinatio IV d. 17 n. 48); a cui seguono sempre più precise spiegazioni e disposizioni della Chiesa, che da Cristo ha ricevuto il mandato di guidare i fedeli alla salvezza, fino ad arrivare al decreto del Concilio Lateranense IV (anno 1215), sotto Innocenzo III, sulla confessione annuale e sulla comunione almeno a Pasqua (ES 812; Ordinatio IV d. 17 n. 34).

Molti, in particolare S. Agostino, si erano premurati di esortare i fedeli a confessare i loro peccati, a non rimandare la confessione alla tarda età o addirittura al punto di morte, col pericolo di non averne più il tempo o di non avere più la mente lucida. Proprio S. Agostino, per indurre i fedeli a confessarsi al più presto, dopo aver peccato, usa un'espressione molto forte, incisiva ed efficace in questo senso: "Fai penitenza mentre sei ancora sano; se fai così, tu hai compiuto ciò nel tempo in cui ancora potevi peccare. Se invece vorrai pentirti quando non potrai più peccare, saranno i peccati ad abbandonarti, non tu i peccati" (August., Sermo 393, De poenitentibus [PL 39, 1715]; Ordinatio IV d. 20 n. 5).

*Conferenza tenuta dal P. Barnaba Hechich l'8 novembre 2011.

 


Che cosa confessare?

 

Almeno tutti i peccati mortali di cui si ha cognizione o memoria, dopo un serio esame di coscienza in rapporto ai comandamenti del Signore e ai precetti della carità verso Dio e verso il prossimo.
Si devono confessare anche le circostanze aggravanti (come ad esempio rapporti con donna libera o sposata; furti di cose altrui, o furti di cose sacre compiuti in luoghi sacri; anche la frequenza e la ripetitività è circostanza aggravante del peccato).

Scoto si sofferma pure su quelle che sono condizioni da parte del penitente per una buona confessione, e quelli che sono i doveri del sacerdote che assolve.
Effetti obbligatori della confessione sono per il penitente: restituzione delle cose rubate, se possibile; restituzione dell'onore tolto; riparazione dei danni causati; perdono da concedere a chi è stato offeso o odiato; richiesta di scusa a chi è stato offeso; penitenza, ordinata dal confessore, da eseguire...

Scoto esamina a lungo le tre parti componenti la 'penitenza', ossia: la contrizione (o almeno l'attrizione), la confessione, la soddisfazione.
Senza la contrizione, ossia il dispiacere di aver commesso il peccato, e quindi di aver offeso Dio trasgredendo la sua Legge, non vi può essere perdono. Il sacerdote assolve con l'assistenza di Dio, il quale ha stabilito come una specie di patto con cui si impegna a cooperare con la sua Chiesa nel concedere l'effetto significato da ogni singolo sacramento (vol. XI, p. 112), e quindi nel caso specifico a liberare l'anima dal peccato quando il sacerdote assolve il penitente (d. 14 n. 195).
II sacramento della penitenza, come tale, è l'assoluzione di una persona pentita, fatta con parole precise, con l'intenzione debita, pronunciate dal sacerdote che per istituzione divina ne ha la giurisdizione, che significano efficacemente l'assoluzione dell'anima dal peccato (d. 14 n. 195). La confessione è indispensabile, cioè la rivelazione dei peccati commessi, in modo che il sacerdote sappia da che cosa assolve. La confessione deve essere integrale, fatta ad un unico sacerdote, non spartita tra due o più sacerdoti.

La soddisfazione, la "satisfactio", imposta dal confessore o da lui approvata è un'opera laboriosa, cioè faticosa, che magari provoca un po' di sofferenza, deve cioè essere una "pena", volontariamente accettata per punire il proprio peccato e per placare l'offesa recata a Dio: può essere il digiuno, la preghiera, o azioni volontariamente decise, oppure è una pena tollerata (ad esempio una malattia).
I doveri del sacerdote sono: mai rivelare i peccati manifestatigli in confessione (neppure sotto minaccia di morte).
Tanti altri particolari, riguardanti il penitente e il sacerdote che assolve, vengono dettagliatamente elencati e spiegati da Scoto.

Per quanto riguarda il sacramento dell'unzione degli infermi. Duns Scoto non si sofferma a lungo: esso infatti risulta chiaro dalle parole di S. Giacomo nella sua lettera canonica, al cap. 5, 14-15. Scoto ne da una definizione o una descrizione esaustiva, che poi spiega dettagliatamente.
Si sofferma anche sulla sua istituzione, che certamente proviene da Cristo, sebbene sia stata enunciata e raccomandata da Giacomo.


Metodo di lavoro

 

Per quanto riguarda l'esposizione, Scoto si inserisce nel contesto del tempo in cui scrive: esamina le singole questioni alla luce dei Padri è dei dottori del medioevo. Cita molte opinioni, che poi esamina, corregge, rifiuta o accoglie; o finisce col fornire la sua posizione.
Trattandosi di sacramenti regolati da norme precise della Chiesa, sono frequenti le citazioni bibliche e giuridiche (come il Decreto di Graziano, le Decretali, le glosse giuridiche, o addirittura le opere giuridiche civili, ossia il Codex Iuris Civilis di Giustiniano).

Il testo di Scoto ci è stato trasmesso dal manoscritto di Assisi con grande accuratezza, anche perché il manoscritto da cui proviene, era stato rivisto con l'originale di Scoto. Gli altri manoscritti invece presentano frequenti varianti, dovute alle seguenti cause:

1) Lettura errata delle abbreviazioni.
2) Cambiamenti arbitrari di parole sinonime (licet-quamvis, enim-quia, nec-neque, aut-vel, sive-seu, ut-sicut, ecc).
3) Cambiamento volontario di parole e di frasi.
4) Inversione di parole (prima o dopo).
5) Omissioni per homoioteleuton (ossia per uguale terminazione di parole).

Il testo da noi restituito è corredato, come sempre, dall'esatta indicazione delle fonti, secondo le edizioni critiche più accreditate e moderne; da nostre note o spiegazioni di parole, frasi, non facilmente comprensibili.
Ogni questione è corredata di titoli e sottotitoli così come sono indicati o accennati dallo stesso Scoto o come risultano dall'ordine della trattazione.
Ogni argomento è presentato come a sé stante, cioè un periodo a sé anche se è di mezza riga. Il lettore cioè deve vedere subito dove finisce un argomento e dove inizia un altro.
I testi di ogni distinzione sono numerati progressivamente da numeri marginali ben visibili che facilitano eventuali citazioni, di passi.
II volume viene naturalmente corredato di Indici, come siamo soliti dare.

Ringraziamento ai soci, alla Curia, ma soprattutto al Signore e all'intercessione di Scoto.

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Pubblicazioni della Commissione